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Il padre nella società moderna

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Negli ultimi decenni la figura paterna come la conoscevamo è stata messa in discussione dalle trasformazioni sociali. Al giorno d’oggi non è solo il padre a provvedere al sostentamento della famiglia; le madri lavorano e dal lavoro trovano legittimazione e realizzazione personale. Anche la sua “autorità” non è più calata dall’alto e sostenuta culturalmente; si pensi al padre che alla sera tornava a casa e dirimeva tutte le questioni con i figli, ed al concetto di “patria” potestà. Oggi l’autorità in famiglia è frutto di un processo relazionale, non più qualcosa dato a prescindere e riconosciuto socialmente anche fuori casa. Richiede coinvolgimento, reciprocità e intenzionalità. Questo inevitabilmente ha innescato una crisi dell’identità paterna che spesso si risolve con nostalgiche rievocazioni di figure del passato, rigide e autoritarie, o al contrario con “fughe” dal paterno: il padre amico, assente o eterno ragazzino.

In realtà il padre moderno è un padre che ha più possibilità, che ha imparato anche a prendersi cura, ad accogliere e proteggere, capace di affetto. Si è ridotta la distanza relazionale dai figli e questo lo rende in grado di ascoltarli più efficacemente, comprenderne i bisogni. Sono tutte qualità positive e “materne”, che certamente arricchiscono il repertorio dei nuovi padri, ma che non appartengono alla funzione paterna. Il discorso si fa anche più complesso se si considera quanto all’interno della coppia sia fondante oggi il ruolo dei figli: avere un figlio è un evento sempre più raro e programmato che quando succede diventa il fulcro della vita di coppia. Si amplifica così l’intento di creare un’atmosfera positiva per fare in modo che i figli crescano felici, ma la funzione paterna come dicevamo spinge ad altro: a “cavarsela da soli” ad imparare tutto quello che può servire per vivere nel mondo, nonostante le fatiche e le difficoltà.

Il padre è il testimone del futuro e del desiderio. Un desiderio che si sviluppa innanzitutto dal “no” al godimento senza limite, un no che non è repressione, ma possibilità di andare oltre. Quando si dispone di tutto non si desidera niente, quando c’è l’incontro con un limite, invece, si comincia a intravedere al di là, a individuarsi come persona con le proprie aspirazioni. Se invece il limite non esiste o al contrario diventa invalicabile si perde il contatto con la realtà, o nella migliore delle ipotesi, si finisce per essere ‘persuasi’ da desideri non propri. E’ l’esempio della società dei consumi che non pone limiti, ma che non rende liberi e al contrario persuade ad avere bisogno di certe cose.

Il limite virtuoso, che aiuta cioè a percepirsi come individuo, implica anche il fallimento e il conflitto, due dimensioni poco connaturate alla società moderna. Dal fallimento si vogliono preservare i figli, convinti che sia meglio perseguire il successo, che non sia necessario, salvo scoprire che poi di fronte alle difficoltà da cui non li si può proteggere, vanno in crisi. E’ necessario consentire il fallimento come possibilità di errore, delusione, perdita, per giungere al desiderio autentico. Questo ovviamente diventa possibile se c’è un genitore capace di tollerare le angosce che dal fallimento derivano. Anche il conflitto è difficilmente sopportato dai padri moderni, influenzati dalla concezione “bellica” del termine che prevede un vincitore, un vinto e una lacerazione senza rimedio e per questo profondamente spaventati all’idea di perdere l’affetto e il riconoscimento dei figli. In questo caso addirittura si rovesciano i ruoli: a volte sono i figli a dover sostenere i genitori con conseguenze nefaste per la crescita degli stessi. Il conflitto nel senso di confronto è invece salutare, ma bisogna allenarlo, anche stando nella frustrazione che provoca.

Essere padre significa quindi occuparsi del mondo che deve ancora venire; la possibilità oltre il limite, attraverso l’esempio e la testimonianza, ma anche grazie a tutte quelle qualità maschili che parlano di futuro quotidianamente. Nella competizione in cui c’è la voglia di primeggiare, ma anche la possibilità di perdere e la necessità di confrontarsi, nella resistenza fisica dove c’è la voglia di andare oltre, nello spirito di avventura che racchiude il fascino della scoperta.

Un’ultima annotazione va anche alla diversità che esiste fra la sensibilità maschile e femminile: spesso i padri e gli uomini in generale, passano per essere poco sensibili. In realtà è meglio parlare di diversa sensibilità che assume un valore in relazione al contesto familiare in cui si manifesta. La madre che aspetta i figli sveglia ha bisogno di essere tranquillizzata e sostenuta dal marito, il figlio in preda alla disperazione ha bisogno di un padre certamente empatico, ma che non si disperi con lui, che sia capace di rassicurarlo sul domani. In questo senso anche la diversa sensibilità paterna, se agita consapevolmente e non come pretesto per defilarsi, può essere una risorsa all’interno della famiglia.

 

3 Febbraio 2015

Wiliam Zavoli
Servizio di psicologia e psicoterapia Liberamente, Cooperativa sociale Il Millepiedi

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