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I figli nella separazione

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La frattura della separazione fra due coniugi non è mai una svolta improvvisa, ma il risultato di un processo in cui determinante per i figli non è l’assenza di turbolenze, ma la modalità con cui vengono affrontati i contrasti.
Ipotizzare che la dissoluzione del legame di coppia possa essere indolore è ingannevole ed al contrario drammatizzare l’evento come una disgrazia senza rimedio è la resa ad una angoscia dannosissima nell’educazione dei figli. I genitori che intendono continuare a svolgere la loro funzione educativa devono attivarsi per scoprire stili educativi efficaci nelle nuove condizioni: non vuol dire eliminare tutto ciò che si sa o si ritiene di sapere, ma trasformare le precedenti modalità relazionali riformulandole nel nuovo contesto.
La dimensione temporale è una chiave di lettura importante anche rispetto ai figli: c’è un passato mitico a cui ricondurre le fantasie dei tempi in cui le famiglia era unita, ma c’è anche un passato recente in cui hanno vissuto lunghi mutismi, incomprensioni e litigi e infine c’è il presente con la fine di una sicurezza e delle abitudini, l’inizio di una nuova dimensione familiare. Potrà esservi un futuro che non si figuri come angoscioso e sospeso? Il tempo perde il carattere di avvenire quando il futuro è una minaccia. Compito dei genitori nella separazione è tenere viva questa possibilità. Per fare ciò è necessario mantenere una progettualità anche quando il dolore del distacco e della perdita sembra prevalere.
Anche se ci si sente inadeguati o in colpa per la responsabilità della scelta di separarsi è necessario fornire rassicurazione ai figli, accompagnandoli nei transiti da una condizione familiare all’altra. Nei bambini c’è la paura latente di poter essere abbandonati e la separazione rende reale e tangibile questa paura. L’intensità dell’emozione varia però in rapporto alle azioni e reazioni dei grandi. E’ massima quando vi è una forte conflittualità e i genitori non comunicano ai figli la loro decisione, non li rassicurano sul fatto che continueranno a vederli, mostrano di non avere il controllo della situazione. Uno dei compiti delle coppie che si separano è perciò quello di spiegare ciò che sta avvenendo. Un altro è quello di non coinvolgere i figli nelle loro dinamiche sentimentali, di non strumentalizzarli per “vincere” sull’ex partner attraverso di loro.
I bambini separati hanno bisogno della parola più degli altri. Se in una famiglia unita, dove c’è un’intesa di massima, tante cose possono essere taciute e una semplice occhiata è sufficiente per intendersi, quando ci sono dei problemi, parlare diventa indispensabile, sia per poter affrontare tutte le questioni pratiche connesse al cambiamento, che per consentire ai sentimenti di emergere.
La conoscenza dei propri “moti interni”, la capacità di ascoltarli, di comportarsi coerentemente, di esprimere le emozioni, di narrare la verità sulla storia dei loro genitori appaiono le migliori strategie da adottare per aiutare i ragazzi ad affrontare e superare le problematiche emotivo-affettive legate al distacco della coppia genitoriale e alla disgregazione del nucleo familiare originario: la separazione è un momento di destabilizzazione e di perdita che richiede tempo di elaborazione e di accettazione.
Aver cura dei sentimenti dei figli non significa semplicemente assumere atteggiamenti sdolcinati che suonerebbero falsi in un contesto di conflittualità, ma favorire la capacità di riconoscere, accogliere, accettare e soprattutto esprimere i sentimenti: il rifiuto, la rabbia, le fantasie di ricongiungimento, la tristezza. Né significa al contrario esporre agli aspetti più crudi o meschini; al contrario è opportuno allontanare i ragazzi dalle discussioni burrascose, curare che riescano a proseguire le loro attività abituali.
Le risposte educative devono tenere conto anche delle diverse età dei ragazzi.
I più piccoli vanno rassicurati sulle paure di abbandono: è importante che l’ambiente che li circonda sia calmo per aiutarli a dare un significato all’assenza, che l’adulto agisca in modo rassicurante trasmettendo stabilità e sicurezza sul fatto che l’amore nei loro confronti non vacillerà.
Nell’infanzia compare il senso di colpa: i bambini spesso attribuiscono la rottura coniugale a proprie inadempienze o errori e le fantasie di responsabilità si accompagnano a quelle di riconciliazione. Il desiderio di riunire i genitori riflette la volontà di cancellare il danno ed è anche una forma di speranza. Spesso questi aspetti si presentano in maniera stravagante: non ripararsi dalla pioggia per ammalarsi affinchè i genitori si incontrino, attirare l’attenzione attraverso il rimprovero ecc.. C’è bisogno di fermezza, ma anche di dolcezza: i bambini di questa età vanno rassicurati più e più volte rispetto al timore di essere puniti o odiati; va ribadito loro che non hanno colpa nella separazione, vanno confortati e incentivati. Fondamentale ad ogni età è tenere presente il loro punto di vista , far sentire la loro voce, manifestare i loro bisogni, ragioni e preferenze.
In preadolescenza i ragazzi riescono a comprendere cosa sta accadendo, quindi si possono fornire loro spiegazioni maggiori sulle ragioni psicologiche e relazionali della separazione. Tuttavia possono sentirsi delusi e impotenti, sentono di essere stati privati di un diritto e più probabili possono essere le manifestazioni di collera. Non bisogna ritirarsi o erigere muri, né farsi invischiare nelle autoaccuse o assecondare le ragioni dell’aggressività. Vanno ascoltate le ragioni della collera senza abdicare alle regole. Va ascoltato anche il linguaggio del corpo che cambia a questa età, perché il corpo parla.
In adolescenza di solito non si ha lo shock iniziale, tuttavia si corre il rischio di amplificare le normali oscillazioni tra dipendenza e autonomia. La difficoltà maggiore per i genitori in questa fase sta nel rimanere riferimento educativo: l’assenza di proposte di genitori che hanno perso il ruolo di referenti porta a disorientamento nei ragazzi.
Nel lungo periodo comunque l’incidenza di disturbi importanti e persistenti nei figli di separati è bassa. La capacità di trovare un adattamento alla nuova situazione dipende dalla capacità dei genitori di collaborare e dal loro livello di maturazione. Non solo, ma i figli che hanno avuto una evoluzione sicuramente positiva sono quelli in cui l’evento separazione anziché costituire un trauma distruttivo è servito per ristabilire un equilibrio da tempo perduto. Tutto rimanda al carattere processuale e trasformativo dell’evento separatorio e fornisce chiavi di lettura interattive, le stesse su cui si vuole riflettere insieme nell’incontro, gratuito e senza necessità di prenotazione, del 18 novembre presso il centro per le famiglie.

14 novembre 2015
Dott. Wiliam Zavoli e Dottssa Erika Zaghini
servizio di Psicologia, Psicoterapia LIBERA-mente, coop. Il Millepiedi.

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