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La relazione educativa efficace

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L’autoconsapevolezza significa essere essere consapevoli di se stessi e delle proprie emozioni per riuscire a capire e a comprendere in modo più efficace quelle dei ragazzi.
Un buon livello di consapevolezza è quello che viene detto anche congruenza, cioè la corrispondenza tra il mondo interno dell’individuo ed il suo comportamento, tra ciò che sente e ciò che fa. Il processo di acquisizione di consapevolezza delle proprie emozioni che il bambino compie è continuo e graduale nel corso della sua crescita.
In questo percorso di maturazione emotiva dei bambini il ruolo degli educatori e delle persone che si prendono cura di lui è fondamentale. Infatti un corretto riconoscimento dei bisogni e dei sentimenti del bambino da parte della figura di riferimento, gli permette piano, piano di percepirsi come individuo con un proprio bagaglio di sensazioni, emozioni e bisogni, degni di essere riconosciuti, accettati e in grado di entrare a fare parte del proprio sé.
Questo tipo di atteggiamento da parte dell’adulto permette al bambino di crescere come essere con un alta consapevolezza ed accettazione di sé, dei propri sentimenti e delle proprie emozioni; gli permette di esprimerli all’esterno e di poterli soddisfare in modo corretto ed adeguato rispetto ai limiti della realtà circostante.
L’autoconsapevolezza può essere definita anche più propriamente come congruenza. Per essere congruenti è necessario che qualsiasi sentimento o atteggiamento che la persona sta sperimentando sia accompagnato dalla piena consapevolezza di esso. Se in una relazione la persona riesce ad essere congruente e nessun sentimento inerente alla relazione è nascosto, allora si potrà essere quasi sicuri che quella relazione sarà davvero una relazione d’aiuto.
Quindi solo se una persona prima di tutto riesce a stabilire una relazione d’aiuto con se stesso, cioè solo se è consapevole e ben disposta verso i propri sentimenti, allora c’è una buona probabilità che possa stabilire una relazione d’aiuto con gli altri.
L’accettazione positiva condizionata significa accettare con calore ogni aspetto dell’esperienza del ragazzo in quanto parte essenziale di esso; significa che vi è un apprezzamento della persona nella sua totalità, che si accettano tutti i suoi sentimenti tanto quelli negativi, quanto quelli positivi; che si considera l’altro come una persona distinta che ha sentimenti ed esperienze personali.
Accettare però non significa non porre dei limiti al comportamento del ragazzo e permettergli di fare tutto ciò che vuole; una sana relazione educativa è quella che pone dei limiti all’azione dei ragazzi.
I limiti devono essere posti in modo chiaro e congruente senza intaccare l’autostima del ragazzo.
L’adulto, in quanto tale, deve prendersi la responsabilità delle regole e dei limiti che pone e non legare la trasgressione delle regole all’autostima del ragazzo.
L’ascolto attivo e l’empatia sono due strumenti che permettono di comunicare all’altra persona all’interno della relazione l’accettazione positiva incondizionata nei suoi confronti.
Empatia significa mettersi nei panni dell’altro, capire i suoi sentimenti, ciò che prova, ma nello stesso tempo riconoscersi come persona autonoma e separata.
Sicuramente l’empatia migliora le relazioni interpersonali comprese quelle tra educatori e ragazzi.
L’educatore che è in grado di utilizzare l’empatia nei confronti del ragazzo farà sentire quest’ultimo ascoltato, capito e compreso.
L’empatia si basa sull’autoconsapevolezza: quanto più una persona è aperta, accettante e comprensiva verso le proprie emozioni, tanto più sarà abile nel comprendere gli altri e il loro stato d’animo.
Inoltre per essere empatici verso l’altro è necessario che ci poniamo nei suoi confronti in una condizione recettiva, di ascolto, non giudicante e valutativa.
L’ascolto attivo è un tipo di ascolto molto differente rispetto a quello passivo che viene usato quotidianamente nelle comunicazioni interpersonali. Ascolto passivo significa ascoltare in silenzio un’altra persona. L’ascolto attivo invece viene chiamato così perché il ricevente del messaggio diventa attivo quanto il mittente.
Con l’ascolto attivo l’educatore cerca di capire e di cogliere i sentimenti del ragazzo, successivamente esprime con le proprie parole ciò che ha compreso cercando di ottenere la conferma da parte del ragazzo. E’ necessario saper ascoltare e realizzare una restituzione che evidenzi l’emozione; in questo modo il ragazzo si sentirà ascoltato e capito.
L’educatore non invia giudizi o valutazioni, ma semplicemente una codifica del messaggio del ragazzo.
L’ascolto attivo ha sicuramente molti vantaggi:
• aiuta i ragazzi a prendere coscienza dei propri sentimenti ed ad avere meno paura anche delle emozioni negative;
• promuove l’intimità tra educatori e ragazzi;
• aiuta il processo autonomo di risoluzione dei problemi (in effetti è più facile elaborare un problema quando se ne può parlare con qualcuno);
• sentirsi ascoltati e capiti porta il ragazzo a sua volta ad essere più disponibile e ad ascoltare il punto di vista dell’altro.
Chiaramente per poter realizzare effettivamente un ascolto attivo devono essere presenti determinate condizioni:
• deve esserci la volontà ed il tempo per ascoltare;
• si deve essere in grado di accettare lo stato d’animo del ragazzo anche se questo è diverso dal nostro o non è quello che ci aspettiamo in quel momento;
• bisogna avere fiducia nella sua capacità di gestire i propri sentimenti;
• bisogna considerare il ragazzo come una persona distinta da sé.

29 novembre 2013
Dott.ssa Tania Presepi – Psicologa, Psicoterapeuta
Dott.ssa Debora Natili – Psicologa
Servizio Liberamente Coop. Il Millepiedi

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