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I bisogni ed il lavoro nel sociale

Qualsiasi tipo di rapporto implica la gestione di spazi personali di ogni individuo. Per spazi intendiamo principalmente i bisogni che ognuno di noi ha e che chiedono di essere soddisfatti. Parlando di bisogni è inevitabile il riferimento allo psicologo americano A.H. Maslow. Egli si è occupato dei bisogni e della motivazione, evidenziando cinque gruppi di bisogni fondamentali dell’uomo, che se soddisfatti portano l’essere umano a svilupparsi completamente.
Secondo la concezione di Maslow, tali bisogni si possono rappresentare come una scala gerarchica di tipo evolutivo: la soddisfazione del primo gruppo di bisogni è condizione necessaria per il formarsi di quelli del secondo gruppo, e così fino al livello più elevato cioè all’autorealizzazione, vale a dire al riconoscimento e all’espressione delle capacità e delle potenzialità dell’individuo.
Partendo da quelli che sono alla base della scala gerarchica i bisogni secondo Maslow sono:
Bisogni di sopravvivenza: sono quelli che soddisfano delle necessità fisiologiche come la fame, la sete, il riposo, mantenere l’organismo in equilibrio… Senza la soddisfazione di questi bisogni non è possibile pretendere che altri bisogni siano presi in considerazione dalla persona.
Bisogni di sicurezza: ognuno di noi ha bisogno di sentirsi al sicuro all’interno del proprio ambiente sociale e fisico. Ha bisogno di protezione, di tranquillità, di non avere paura, di poter considerare il mondo come una realtà prevedibile e organizzata. Si tratta di una sicurezza che non riguarda solo il benessere fisico ma anche quello psicologico (non essere ridicolizzati, imbarazzati). L’insoddisfazione di questo bisogno genera paura, e tutti sono disposti a fare qualsiasi cosa per evitare e diminuire questa emozione.
Bisogni di appartenenza e amore: ogni individuo ha bisogno per poter crescere e vivere di avere rapporti interpersonali soddisfacenti che garantiscano l’appartenenza al gruppo, l’essere amati, l’accettazione e la comprensione del proprio modo di essere, l’affetto ed il calore di una relazione sana. Ha bisogno di evitare l’isolamento e l’abbandono, ha bisogno di amici, di un figlio, di un compagno per la vita,
Bisogni di stima e di competenza: A questo livello si trova il bisogno di essere produttivi, capaci e stimati per le proprie qualità. C’è il bisogno di sentirsi rispettati, apprezzati, considerati, aspirare all’autostima e alla propria indipendenza. E’ il valore che viene dato alla persona per ciò che riesce a fare, per la sua capacità nel conseguire risultati.
Al gradino più alto, il più difficile da realizzare, viene il
Bisogno di autorealizzazione: è la punta della piramide, le persone che hanno soddisfatto pienamente i bisogni precedenti giungono a questa sensazione di pienezza e serenità, con la piena soddisfazione e permette di vivere attualizzando le proprie potenzialità e aspettative, perseguendo i propri ideali estetici e di giustizia,..
La teoria di Maslow permette di comprendere come spesso i nostri comportamenti sono guidati dalla necessità di soddisfare questi bisogni.
Spesso inoltre i conflitti interpersonali non nascono tanto dal contrapporsi di bisogni diversi, ma dal disaccordo sulla modalità di soddisfarli es si si è stanchi uno riesce a dormire con la TV accesa e un altro no.
I bisogni di stima, di appartenenza e amore e di sicurezza, vengono definiti carenziali perché sono bisogni che devono venire realizzati e soddisfatti da una persona diversa dal soggetto che li prova: l’amore, la dedizione, la sicurezza, la comprensione, l’accoglienza, la stima, l’affetto il calore. L’intimità, la dedizione, la protezione, l’ascolto, la valorizzazione la considerazione, la fiducia, ecc…
Il bisogno di autorealizzazione invece è secondario a quelli “carenziali” e risponde più alla tendenza di realizzazione e danno al soggetto una individualità, una personalità completa.
Le persone autorealizzate sono quelle che hanno soddisfatto i loro bisogni a ogni livello.
Qualora l’ambiente fisico e sociale non abbia fornito appagamento a questi bisogni di base, la persona cercherà di soddisfare tali bisogni con tutti i mezzi possibili. L’ambiente pertanto può bloccare o ostacolare la naturale pulsione di autorealizzazione sia temporaneamente che permanentemente.
Quando i bisogni fondamentali non sono stati soddisfatti, permangono le frustrazioni alle esigenze positive di realizzazione del sé; di conseguenza le persone avranno problemi di crescita o di sviluppo personale.
Ad esempio:
Un individuo che percepisce il mondo come spaventoso o imprevedibile può conseguire i bisogni di salvezza o di sicurezza ad esclusione dell’autorealizzazione.
Un lavoratore in ambito sociale alle prime armi può avere uno spiccato bisogno di essere valorizzato e magari all’inizio potrebbe dover sopportare un forte senso di frustrazione; se non ne è consapevole alla prima difficoltà la propria autostima personale potrebbe essere danneggiata gravemente.
Sempre nel lavoro ed in particolar modo nel lavoro sociale può esserci il rischio di Burn out proprio in base a questi fattori.
Un educatore che ha carenza in un bisogno di affetto e amore si può trovare nel proprio lavoro a dare troppo affetto e amore alle persone per sopperire alla propria mancanza.
Un altro rischio è quello di utilizzare il proprio lavoro, nella maggior parte in modo inconsapevole, come strumento per soddisfare un proprio bisogno carenziale, magari di stima, di valorizzazione e questo lo rende più vulnerabile se il bisogno non dovesse venir soddisfatto.
A volte può succedere che si creino litigi, conflittualità con i colleghi o con le persone perché non ci si rende conto che ciò che cerchiamo da loro è la soddisfazione di un nostro bisogno carenziale.
E’ importante conoscere i propri bisogni per non cadere in alcuni pericoli:
Ad esempio se si sa che si vuole suscitare ammirazione con il proprio lavoro, allora si può dedurre che si dipende moltissimo dalle reazioni e valutazioni degli altri.
E’ anche importante interrogarsi sulla motivazione che spinge la persona a voler fare l’educatore, perchè non può esserci un impegno alla partecipazione attiva senza motivazioni, intenti e interrelazioni sociali concrete.
La motivazione è quella spinta che dirige un soggetto verso una meta e può accadere che la spinta sia dovuta ad un bisogno non soddisfatto.
Le motivazioni possono essere personali, e possono essere legate a vissuti di sofferenza personale o di persone vicine.
Ci sono poi le motivazioni che appartengono al mondo sociale come il motivo di affiliazione, che induce gli uomini a riunirsi ed è spesso intrecciato con altri motivi, dando vita ad associazioni tra loro e appaga così il bisogno di appartenenza, bisogno imperioso che influenza profondamente le azioni sociali dell’uomo, portandolo a proporsi obiettivi elevati come avviene nel fare l’educatore.
Il motivo dell’altruismo, più o meno consapevole orientato sia verso se stesso che verso gli altri opera sia per il progresso personale che per aiutare gli altri. Una persona dotata di un forte motivo di altruismo si preoccupa del suo prossimo e lo cura, essa è certamente messa in contrasto con la persona egoista.
Il motivo di solidarietà implica una capacità di riconoscimento dei bisogni altrui; una capacità di osservazione della realtà; una capacità di aggregazione e disponibilità di gruppo; una volontà di migliorare la qualità della vita.
Un’altra è la motivazione dell’autorealizzazione, sia interiore, come processo individuativo che differenzia in positivo il singolo dal gruppo, con il guadagno progressivo di autonomia, sia esteriore nella forma della responsabilità e della riuscita sociale.
E’ importante essere consapevoli delle proprie motivazioni e bisogna imparare a conoscere i propri limiti per migliorare.
Un comportamento d’aiuto può trarre origine da bisogni e motivazioni personali differenti, se la motivazione non è quella giusta e l’obiettivo è la soddisfazione di un nostro bisogno, in caso di mancata soddisfazione si corre il rischio d’incorrere nel burn-out.
Dott.ssa Tania Presepi
Servizio di psicologia Liberamente, Cooperativa Sociale Il Millepiedi

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